Sentiero Bepo de Medil – Catinaccio – 1/9/14

Ci avevo pensato, preso qualche informazione al Rifugio Gardeccia, avevo cercato di intuire come si sviluppava il sentiero ….. me ne ero fatto un’idea assolutamente vaga. Alla fine dovevo andarci e provarlo.

Così parto, in una giornata seguente ad una leggera nevicata che aveva lasciato un velo bianco sulle superfici delle rocce dai 2300m in sù, alla volta del sentiero Bepo de Medil.

IMG_2932guardando dallaltoIl sentiero parte dal rifugio Gardeccia. Si deve seguire l’indicazione per il sentiero panoramico, che sale la valle del Vajolet sulla sinistra orografica del torrente …….

Il sentiero è ben evidente, sale con buona pendenza, passa un primo vallone ampiamente franato , dove sono presenti le tracce di passaggio degli escursionisti, quindi sale progressivamente fino alla quota di 2300m, dove si trova un segnavia che indica il percorso per il rifugio Vajolet e il Gardeccia. E’ qui che si abbandona il sentiero panoramico, e si prende a destra in corrispondenza di un evidente canalone alla base del quale si trova una bollatura rossa.

IMG_3040CatinaccioSi entra nel canalone e con fatica si avanza. Il ghiaino è ben presente e rende faticoso l’avanzare. Si procede per una cinquantina di metri e poi si prende decisamente la destra dove si entra nell’ultimo e più angusto canalino. Qui si trovano le corde posizionate da Giuseppe de Silvestro negli anni 30. Sono in cattivo stato, ma questo non è un problema, tutt’al più è consigliabile far attenzione a non ferirsi su parti di cavo rovinate.

Assolutamente consigliabile indossare un caschetto. Il canale è stretto e la caduta sassi potrebbe essere pericolosa. Si arriva dopo poco ad un salto, 2 m scarsi di roccia dove è presente uno scalino in posizione poco utile. Nel tempo si è persa un’altra corda che aiutava a superare il passaggio. Qui gli appigli sonoIMG_3071Salto e corda pochi, personalmente ho risolto il passaggio alzandomi con le braccia e facendo poi leva sul gradino con la gamba destra. Superato questo passaggio c’è un’altra corda dove ci si può tenere in equilibrio per un breve tratto e poi si esce fuori dal canalone.

Punto panoramico sul versante ovest della Valle del Vajolet e su un vallone del tutto IMG_0704Mufloninascosto agli occhi da fondo valle, dove ho trovato un branco di mufloni. Da qui si continua su pendio roccioso senza difficoltà fino alla confluenza con la traccia che arriva dalla Busa di Larséch. Si continua verso la vetta. C’è solo un passaggio da fare attenzione, ove ci si abbassa di poco, si perviene a un intaglio, si risale un blocco di roccia e ci si porta senza più apprensione alla agognata cima. Qui si trova la croce posta da Giuseppe de Silvestro e benedetta da Don Tita Soraruf in memoria dei caduti di tutte le guerre.

Catinaccio dalla palaLa sensazione di essere in questo posto è di quelle che si ricordano. Come spesso capita abbandonare questa cime e il panorama che regala non è facile.

Scendo ripercorrendo il sentiero dell’andata fino al bivio che porta alla traccia che scende alla Busa del Larséch . La traccia è ben evidente e porta alla base della forcella delle Poppe. Da qui si può proseguire a destra verso il sentiero delle Scalette o a sinistra verso il Passo delle Pope. Forcella delle PopeProseguo a sinistra, con meta cima Scalieret. Terminata la discesa dalla Pala si risale per un centinaio di metri e si perviene presso un pianoro dove arrivano due distinti canalini. Uno di questi era presente nella vecchia Carta Tabacco come sentiero di discesa. Oggi non lo è più e nemmeno il gestore del Gardeccia lo ricorda. Non consiglierei quindi discese da qui. Il panorama è però molto bello, e vale la pena di sporgere la testa verso la valle del Vajolet.

Si sale ancora, circa duecento metri per raggiungere il Passo delle Pope. Qui le alternative sono prendere a sinistra il sentiero Don Guido e scendere al Rif. Vajolet o salire in Scalieret a destra. Prendo a destra per la Scalieret. Sono circa duecento metri di salita, non difficili ma faticosi per il terreno fatto di ghiaino scivoloso. Frequenti zig-zag portano in una mezz’ora in cima. Altro grande panorama, forse uno dei migliori del Catinaccio. Qui si può firmare sull’approssimativo libro di vetta, che più che altro sono fogli di vetta posti all’interno di una scatola metallica fissata sulla croce.

Panorama salendo alla ScalieretLa giornata è molto particolare: c’è neve appena caduta, l’avanzare richiede attenzione e per fortuna ho con me i ramponi che mi garantiscono ottima tenuta soprattutto nelle zone dove è presente del vetrato.

Ora continuo in direzione Passo Antermoia, lungo la cresta e poi ridiscenderò la valle del Vajolet.

Catinaccio d'AntermoiaLa cresta presenta solamente un tratto dove porre attenzione, appena sotto la cima. Si passa su terreno friabile molto stretto tenendosi alle rocce, o in alternativa si sta un po’ più alti e si ridiscende sulla traccia. Per il resto della cresta non ci sono problemi, piacevolissima e super panoramica. Verso la fine la cresta svolta a est, si scendono alcuni metri su rocce con terreno friabile e ci si pone su un’altra traccia che porta sotto al passo Antermoia. Continuo per il Passo Principe, scendendo per l’ultima mezz’ora quel pendio che ho percorso moltissime volte in quest’anno, e arrivo così al Rif. Principe.

Da qui in poi è una discesa lungo uno dei sentieri più battuti delle Dolomiti.

Busa di Larséch dalla Pala di MesdìQuesta Pala di Mesdì me la sono proprio gustata, una bella soddisfazione, un itinerario che ripeterò e lungo il quale porterò mio figlio quando sarà pronto per questi dislivelli!

Buona montagna!

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Alla ricerca del giardino di Re Laurino

E’ in uscita il mio nuovo libro, dal titolo “Alla ricerca del giardino di Re Laurino”, ambientato nel Gruppo del Catinaccio.

Il libro!Un libro che cavalca l’onda dell’emozione, con  immagini notturne fiabesche, albe, tramonti alla ricerca dei luoghi più fantastici che quelle montagne sanno offrire e che si materializzano proprio nei momenti in cui si riusciva a vedere il giardino di Re Laurino.

La ricerca dell’emozione non è seconda all’obiettivo di fondo del libro, che è far conoscere tutto il Catinaccio con immagini suggestive. Il lettore è accompagnato quasi in un tour virtuale nei sentieri più e meno conosciuti del gruppo, come il sentiero Bepo de Medil, il sentiero Paola, in estate come in inverno.

E’ disponibile un video trailer di presentazione, raggiungibile a questo link
i
n alta risoluzione HD (premere l’icona in basso a destra quando appare)

Presentazione completa del libro è disponibile a questo link

Le Torri del Vajolet al tramonto

Le Torri del Vajolet al tramonto

L’uscita è prevista per Giugno

E’ possibile prenotare il volume a prezzo vantaggioso con dedica:
Costo di copertina 29,90 euro

Prezzo praticato per consegna a mano 26€
Per spedizione il costo con corriere espresso e tracciatura è di 33 euro.

Per informazioni o richieste è disponibile il seguente modulo da completare e inviare, seguirà una risposta entro breve tempo

La copertina del libro riprende il lago di Antermoia, scattata sotto un cielo stellato

La copertina del libro riprende il lago di Antermoia, scattata in una notte sotto un cielo stellato

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Traversata Rosetta-Val Canali 8 marzo 2014

Segni Busa della RosettaQuella che presento è una delle uscite invernali più belle che abbia vissuto. Salito in funivia sull’Altopiano delle Pale, ai piedi della Cima Rosetta, abbiamo attraversato tutto l’Altopiano per poi scendere in Val Canali. La traversata implica l’organizzazione con due macchine, una per salire fino a San Martino e poi una per rientrare a San Martino.

Bianco che più bianco non si puòTutto il percorso è stato realizzato con le ciaspe. Con gli sci d’alpinismo il tutto diventa molto più veloce ed è fattibile in presenza di buon innevamento, come lo era in questo periodo, soprattutto per il tratto di discesa in Val Canali.

Da San Martino di Castrozza è consigliabile utilizzare gli impianti di risalita per raggiungere l’Altopiano, per il pericolo valanghe, il tempo necessario e le pendenze molto importanti del tratto finale.

Partenza dalla stazione terminale della funivia, quota 2700m. Verificare sempre la disponibilità degli impianti di risalita e gli orari http://www.impiantices.it/

Il Freddo, verso la Busa di MannaLa partenza è in discesa, lungo il pendio della Rosetta che si segue nel suo tratto più meridionale che si affaccia sulla Val di Roda. Per creste e tracce spesso evidenti si prosegue prendendo il canale che sta alla base della cima delle Scarpe, tenendosi sempre sulla evidente cresta. Al termine di questa salita si curva in direzione sud-sud/est, abbandonando la visuale del Rifugio Rosetta e cominciando a intravvedere la Cima Fradusta. Si continua alla base dei pendii che circondano la Pala di San Martino.

Neve Fresca alla Busa di MannaSi prosegue. Il sentiero estivo continua di traverso su una sottile traccia su pendio inclinato. E’ più conveniente e sicuro scendere, stare bassi e quindi risalire trovandosi di fronte alla Fradusta. E’ una traccia ben seguita e battuta da sci-alpinisti e ciaspolatori e, vista la quota, non presenta normalmente condizioni favorevoli a slavine. Si continua in direzione sud-sud/est. Si passa sul fianco di un modesto colle, si prende qualche cresta e si punta direttamente verso la Forcella alta del Ghiacciaio, in modo da raggiungerla nel punto più basso. Il tratto per arrivarci richiede di risalire per 50m  con pendenza consistente.

Catena nord delle PaleDa qui si può deviare verso la vetta della Fradusta. Gli ultimi 200 metri di salita alla vetta si fanno su percorso libero senza difficoltà, seguendo il pendio più consono vista la distribuzione della neve, spostata dal vento qui sempre presente. Si arriva in vetta dove si godrà di una vista superlativa a 360°C su gran parte dell’Arco Dolomitico . Nelle giornata più limpide lo sguardo potrà arrivare fino a Venezia e alle Alpi Giulie.

Bivacco Reali, il puntino rossoRidiscesi dalla Cima della Fradusta si scende in Val Canali, vi sono due vie, che si scelgono  a seconda dell’innevamento presente.

  1. Dalla Forcella Alta del Ghiacciaio 2727m si può seguire il sentiero CAI 707 se la neve presente non è superiore ai 50 cm circa. In questo caso la sottile traccia presente attorno a 2600m è percorribile senza pericolo di trovare cumuli da passare di traverso che creano un perfetto trampolino sulla sottostante parete di una cinquantina di metri. Passata questa zona il pendio non presenta più tratti esposti o pericolosi. Si arriva alla prima conca tra Foc di Sotto e Buse Alte. Si supera un breve colle e quindi, con la vista sul Passo Canali, si scende fino alla successiva conca da dove con 50 m di salita si guadagna Passo Canali 2469m
  2. Nel caso di abbondante presenza di neve, come è successo a noi in questo caso, occorre deviare verso la zona dei Foc. Dalla Forcella Alta si prende in direzione nord-est di traverso rispetto ai Foc di Sopra. Si perviene a un pendio che si può scendere comodamente ben frenati dalla neve farinosa che si trova in questa zona. Si scende anche l’ultimo pendio che porta nella zona più settentrionale dei Foc di Sotto 2455m. Da qui si risalgono in direzione sud-ovest i Foc e ci si riallaccia alla variante precedente nella cresta tra Foc di Sotto e Buse Alte. In questo percorso l’occhio cadrà inevitabilmente sulla catena meridionale delle Pale, dall’Agner fino alla Croda Granda

La lunga discesa - Val CanaliDa Passo canali si scende direttamente per 3 canali via via più larghi, aventi una pendenza importante. Spesso sono ghiacciati, essendo esposti a sud. Una volta terminati, a seconda dell’innevamento, si prospettano due possibilità:

  1. in caso di poca neve si va a prendere il sentiero 707 e girando attorno alla testata della valle si rientra verso il Rifugio Treviso ai piedi del versante sud
  2. L'essenza della valleSi segue il Vallon Manstorna e si rientra al Rifugio Treviso passando nel bel mezzo della Val Canali, in un percorso entusiasmante e insolito, che dona un grande senso di libertà. E’ questa via che abbiamo noi percorso. E’ stato entusiasmante scendere nel bel mezzo della Val Canali, godendo di prospettive nuove, scorci diversi, il tutto condito dall’ultima luce del giorno che ha reso ancora più suggestivo il luogo.

Pala del rifugioArrivati al Rifugio Treviso si scende per il sentiero a Zig Zag che porta lungo il greto del torrente Canali e poi fino all’Hotel Cant del Gal lungo la carrabile.

Copertina freeride e scialpinismo

Copertina freeride e scialpinismo

Alcune delle immagini presenti in questo articolo sono presenti nella guida uscita da poco “Scialpinismo Freeride e Ciaspole nelle Pale di San Martino”, ottima lettura per approfondire i percorsi invernali presenti nelle Pale, a cui ho collaborato con grande soddisfazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

La galleria delle foto dell’escursione!

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WorkShop di fotografia “inverno” – Tramonto, Notte e Alba non Stop al Rifugio Scarpa !! 31 gennaio – 1 febbraio 2015

Spesso i partecipanti dei corsi di fotografia mi chiedono se ne programmerò uno di avanzato. Secondo me quello che c’è bisogno per migliorare la propria tecnica fotografica e soprattutto l’occhio fotografico è provare, e provare nelle condizioni limite con il confronto con gli altri.
In collaborazione con il Rifugio Scarpa proponiamo un workshop fotografico, estremamente ricco di possibilità come momento di approfondimento e sperimentazione con inoltre una nuova proposta, la realizzazione di timelapse notturni !

Ovviamente il luogo che propongo è in montagna, presso il Rifugio Scarpa a 1735m, ai piedi delle Pale di San Martino, sul versante di Gosaldo.
Le date di effettuazione sono per il 31 gennaio e 1 febbraio. Vi sarà la possibilità di fotografare al tramonto, in notturna, e all’alba. Si potrà soggiornare, mangiare e dormire (se rimarrà tempo!) negli accoglienti ambienti del Rifugio. Durante tutto il tempo del workshop è garantita la mia assistenza ai partecipanti.
Per chi piace la montagna è un luogo di grande soddisfazione, anche comodo perchè dalla terrazza del Rifugio medesimo si può godere di una invidiabile vista panoramica senza spostarsi!

La notte nell'Agordino dal Rifugio Scarpa

La notte nell’Agordino dal Rifugio Scarpa

Per tutte le informazioni è presente una specifica pagina web, clicca qui e accedi al programma completo!

Per ogni informazione puoi scrivermi direttamente in email tom@passeggiando.it o raggiungermi tramite la pagina FaceBook.

 

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Quando la funivia è ferma – Malga Pala con gli sci

Già, capita di aver programmato un’uscita e, ciascuno pensa che l’altro sia informato, alla fine si trova la funivia del Rosetta ferma 🙁 per fine stagione.

Salita lungo la pista

Salita lungo la pista

Che fare? inventiamoci un giro alternativo e siamo così presto a casa.

Sci ai piedi, prendiamo con Francesco la direttrice della pista Col Verde. Dai 1500m di San Martino seguiamo l’andamento. Poco vero divertimento qui visto che la pista risulta ancora ben segnata nonostante sia chiusa. In taluni punti verso metà della pista dove la pendenza si sente di più il fondo è parzialmente ghiacciato. Siamo in pista …. meno male che si arriva alla fine a quota 1900m.

Arrivati scendiamo poco  seguendo la pista a nord e usciamo dopo 50m a destra dove c’è il sentiero che porta a Malga Pala con un bel cartello. La traccia si intuisce bene. Senza troppa fatica e in poco tempo vi arriviamo.

Alle pendici del Cimon

Alle pendici del Cimon

Da qui però vorremmo salire un po’ , arrivare su un colle sotto al Cimon della Pala, così usciti dalla vista della Malga tenendoci in quota prendiamo un bel pendio. Lo percorriamo a zig zag fino a portarci sul punto ambito, proprio sotto al Cimon della Pala.

Francesco scende sui dolci pendii

Francesco scende sui dolci pendii

Da qui assetto da discesa e giù, per il bel pendio con la neve fresca. Ovviamente il tutto assai più celere dell’andata, e poi arrivati alla pista ne abbiamo seguito il percorso. Siamo arrivati giù verso mezzogiorno.

Percorso semplice, abbastanza breve, d’emergenza o buono per un avvio di stagione soft. Ovviamente è percorribile anche con le ciaspe.

Per utili informazioni su percorsi di scialpinismo e ciaspe nell’Universo delle pale di San Martino è disponibile da Dicembre 2014 la nostra guida

Alla prossima e sempre Buona Montagna!!

 

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Scialpinismo Freeride e Ciaspe nelle Pale di San Martino

Copertina freeride e scialpinismo

Copertina freeride e scialpinismo

La prima guida completa di scialpinismo nelle Pale di San Martino.
110 itinerari di cui oltre 50 inediti, varianti di salita e discesa, traversate classiche e decine di nuovi percorsi, la rendono la monografia più esauriente dell’area.

Dalla Fradusta al canalone dei Bureloni, dall’Agner al Cimerlo, dal frequentato Altopiano al selvaggio mondo delle Pale di San Lucano.
Con le discese più belle di freeride e i percorsi per le ciaspole.

Un libro fotografico dove l’immagine evoca e descrive, dove lo scatto artistico si intreccia alla narrazione geografica.

Abbiamo dedicato una pagina web (link)  con la descrizione del manuale e alcuni esempi di percorsi. E’ un’idea regalo, realizzato da un team di appassionati per gli appassionati della montagna e delle Pale di San Martino!

Se vuoi ricevere informazioni sulla guida puoi scrivermi compilando il modulo sottostante:

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Una uscita scialpinistica per l’inizio stagione – Valle del Vajolet

Propongo questa uscita scialpinistica che penso sia ideale per un inizio molto soft di stagione. Realizzata con gli sci, ma percorribile senza dubbio anche con l’ausilio delle ciaspe

Dal Catinaccio alle Cigolade

Dal Catinaccio alle Cigolade

L’ambiente è quello del Catinaccio, solcato da centinaia di persone in periodo estivo. In inverno invece è molto più silenzioso, meno persone ne solcano i sentieri, mentre l’ambiente rimane uno tra i più suggestivi delle Dolomiti. In piena stagione invernale inoltre è spesso aperto il Rifugio Passo Principe, a 2600m, ottima base d’appoggio.

Torri del Vajolet

Torri del Vajolet

La posizione della partenza dipende dalla quota a cui è presente la neve. Noi abbiamo trovato la neve dal parcheggio ultimo lungo la strada per il Gardeccia, laddove d’inverno è posto il divieto di accesso, a quota 1500m, esattamente ai piedi del colatoio che scende dal Passo delle Scalette. Calzare gli sci qui e partire è davvero un’ottima coincidenza.
Si segue il tracciato della strada, con pendenze mai eccessive, anzi in alcuni momenti tipiche del falsopiano.  Il tragitto fino al Rifugio Gardeccia, aperto anche d’inverno dal 26 dicembre al 6 aprile solo come ristoro, è diviso da due S in sequenza. Superata la seconda S siamo circa a 1750m di quota, e non manca molto all’arrivo alla tappa al Rifugio Gardeccia. Complessivamente questo primo tratto di percorso si realizza in circa un’ora.

Rifugio Preuss

Rifugio Preuss

Arrivati al Gardeccia si continua per il rifugio Vajolet, anche in questo caso seguendo la traccia del sentiero estivo, assolutamente chiara e soprattutto in queste zone sempre battuta. Inizialmente la salita è lieve, quindi aumenta progressivamente con una successione di curve sinistra-destra-sinistra e poi sale decisa con un breve strappo per poi riprendere con una leggera pendenza. Si arriva alla base del Preus, alle terre Neigre, dove a differenza del sentiero estivo si taglia decisamente  e si sale con brevi zig zag l’erto pendio.

Superato il tratto, la pendenza torna modesta, si devia verso destra, superando qualche possibile accumulo si arriva di fronte al rifugio Preus. Il tempo di percorrenza si aggira tra 50minuti e un’ora. Si continua e dietro al vicino rifugio Vajolet parte la traccia per il passo Principe. La traccia scende nel letto del torrente, e lo percorre per l’intera lunghezza. Si evitano così i pericolosi pendii innevati ove è indistinguibile il sentiero estivo.

Zig zag nel letto del torrente

Zig zag nel letto del torrente

Il letto del torrente è a salti, ogni tanto si trovano dei massi da evitare quasi a zig zag che creano movimento lungo il percorso. Ciò soprattutto nel primo tratto, dopo tutto prosegue con maggiore uniformità, salvo riprendere la pendenza nel tratto terminale, ove terminiamo questo percorso al Rifugio Principe 2600m, quasi sempre aperto d’inverno. Questo ultimo tratto si percorre in circa un’ora.

Come prima uscita invernale può essere sufficiente. I tempi proposti sono indicativi e dipendono molto dallo stato della neve presente.

Dopo un caldo vin brulè si riprende il cammino con una discesa che ripercorre il percorso dell’andata fino al rif. Vajolet, mentre dal Vajolet si preferisce tenere una linea più larga e con pendenza meno accentuata della via di salita. Ciò è permesso dagli ampi pendii presenti. A parte questa nota, da ora in poi tutto fila liscio e con soddisfazione e velocità si torna al parcheggio.

Il medesimo percorso ma con le ciaspe e in notturna è già stato commentato a questo link http://www.passeggiando.org/wordpress/?p=1577 .

Buona montagna !

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Dal Rifugio Padova al Bivacco Marchi-Granzotto – 26-27/7/2013

Le Dolomiti d’OltrePiave sanno regalare angoli di montagna stupendi e stranamente poco frequentati rispetto ad altre zone. In questa occasione, nel fine luglio, decido di andare al Bivacco Marchi Granzotto partendo dal parcheggio attiguo al Rifugio Padova 1200m. Non è un percorso molto lungo, che ben conosco ormai. Circa 1000m di salita fino alla Forcella Monfalconi di Forni e poi discesa di 150 m fino al Bivacco.

Segnaletica alla partenza

Segnaletica alla partenza

Dalla Forcella Monfalconi di Forni parto con condizioni meteo incerte verso le 18,30. Il sentiero inizialmente è all’interno del bosco, discreto pendio, vario con qualche saliscendi piacevole. Il sentiero è quasi completamente in direzione est. Circa a quota 1400m si comincia ad uscire dal bosco e ad entrare in una zona con vegetazione rada e decisamente più bassa. Si arriva a quota 1500m al bivio che divide i sentieri e portano rispettivamente a Forcella Monfalconi di Forni a destra e a Forcella Scodavacca a sinistra.

Prendo a destra e seguo il sentiero 342. Trovo un colatoio e quindi seguo la destra per addentrarmi in Val d’Arade. Qui mi si presenta uno spettacolo “inquietante”, per usare un termine abbastanza in voga: decine di alberi abbattuti durante l’invernata da una o più slavine.

Gli effetti della slavina

Gli effetti della slavina

Si rimane basiti. Proseguo seguendo con decisione il sentiero. A quota 1800m trovo il bivio per la forcella Montanaia, che procede sulla destra seguendo la traccia 353 (traccia che ho percorso nel 2014 con la neve). Continuo diritto e da qui si scorgono le cime della Val d’Arade. Si continua su sentiero che sale con zig-zag stretto. Si arriva aquota 1900m su un piacevole terrazzo, dal quale si domina il Ciadin d’Arade. Piego a sinistra, attraverso un canalone e quindi il sentiero si inerpica fino a raggiungere un altro terrazzamento rigoglioso di mughi e leggera erbetta. Un gran posto per sedersi e godersi uno spuntino. Da qui inizia l’ultima parte della salita, su terreno sassoso, a volte friabile. Ciadin d'AradeLa salita è costante anche se su pendio medio, poi sotto al basamento della cima Monfalcon di Forni sale prepotentemente. Dopo circa 1h50′ arrivo in forcella. Comincia a piovere ….. Non manca molto al bivacco. Indosso la giacca da pioggia e parto velocemente per il bivacco. Vi arrivo e trovo con mia sorpresa quattro escursionisti tedeschi. Di posto per ripararmi finchè piove ce n’è 🙂 . A questo punto non resta che aspettare che il tempo migliori così come è previsto.

La notte in Val Monfalconi

La notte in Val Monfalconi

E così è! Verso mezzanotte il cielo comincia a liberarsi dalle nuvole e appare la luna, con la sua luce che tutto illumina, e la macchina fotografica va a nozze !

Per non disturbare gli altri usufruitori del bivacco con il mio andirivieni mi appisolo fuori. Si sta bene e dormire sotto le stelle è sempre piacevole. Sistemo la sveglia in modo da essere vigile per l’aurora e la successiva alba. Mi godo così questo evento in tutta calma, spostandomi e cercando qualche angolo di ripresa più efficace.

L'alba sulla Croda del Leone

L’alba sulla Croda del Leone

Dopo che è sorto il sole il mio lavoro di fotografo si esaurisce. Richiudo le mie cose nello zaino e mi preparo a scendere. Saluto la compagnia che ha dormito nel bivacco e comincio il rientro per la medesima via dell’andata, con maggiore attenzione nel riprendere alcuni particolari, che ora si prestano con la luce del sole. Senza fretta, incontrando dei cacciatori, rientro in un’ora e mezza circa.

Il luogo è rappresentativo di quello che sono le Dolomiti d’Oltrepiave, isolato, poco frequentato, ben situato in un vallone stretto tra muraglie di Dolomia. E’ questo che mi affascina di questi luoghi, questi valloni stretti che fanno sentire la vicinanza delle cime.

Ciadin d'Arade

Ciadin d’Arade

Gli stretti spazi appartati, in contrasto con gli ampi spazi di cui si gode dalle vette. Sicuramente luoghi da conoscere.

Alla prossima e sempre Buona Montagna a tutti !

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E’ disponibile il calendario 2015 !!

calendario2015-2-HighRes-finale_Page_01E’ disponibile il mio nuovo calendario “Dolomiti 2015 by passeggiando.it” !

Siamo alla 8a edizione, oggi ancora più completo!
Oltre ad avere foto in grande risoluzione a 45×30 cm, vi si trova lo spazio per scrivere i propri appuntamenti, sono presenti le fasi lunari e i santi del giorno!
Più sotto nel post si possono vedere tutte le immagini, la maggior parte delle quali inedite. Cliccando su ciascuna di esse si apriranno in pieno schermo. Tutte le foto sono dell’ultimo anno (da dicembre 2013 ad oggi) e rappresentano la mia annata in Dolomiti.

Per chi lo desideri è possibile ordinarlo

Costo:
per un pezzo: 9 euro
per due pezzi: 8,5 euro ciascuno
per tre pezzi: 8 euro ciascuno
+ costo dell’eventuale spedizione

Pagamento mediante bonifico bancario, paypal o diretto in caso di consegna a mano

Per maggiori quantità vi consiglio di contattarmi direttamente.

Per informazioni, ordini o anche solo un commento scivetemi tom@passeggiando.it  o è possibile usare il modulo qui sotto presente.

 

 

 

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Tàmer Grande – 2547 m – 7/9/12

Qui vi presento l’uscita al Tamer Grande, cima prossima al Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, delimita la Valle del Cordevole (Agordina) a est  e la Val di Zoldo a ovest. Il gruppo del Tamer comprende Cima nord di San Sebastiano, Tamer grande e piccolo, Castello di Moschesin ed altre cime minori. Come punto d’appoggio è presente sul versante est la Baita Angelini a 1680m.


vista sulla strada

vista sulla strada

Noi lo affrontiamo partendo dal parcheggio di malga Càleda vecchia, a quota 1490m, poco distante da passo Duran sul versante Agordino.

Il sentiero è assai ripido, sale con forte pendio con numerosi salti, alcuni documentati in foto con fondo non sempre stabile. Per la discesa è da fare con molta attenzione, e noi al ritorno, poichè era notte, abbiamo preferito rientrare per passo Duran. A questa parte di sentiero ne segue una molto più divertente, su roccia solida, anche qui con frequenti

Cascatina

Cascatina

salti  lungo la destra orografica del torrente che scende dalla Val de Caleda.

Il sentiero è sempre ben segnato.

Entrando in Val de Caleda si passa sulla sinistra del torrente e si inizia un lungo avvicinamento al ghiaione che conduce alla forcella La Porta. Si rimane sulla cresta di un docile e arrotondato dosso fino ad arrivare circa ai 2000m al bivio dei sentieri che conducono alla nostra meta ad est e alla Cima Nord di San Sebastiano a nord.

Quando c’è una buona visibilità da qui si gode di una ottima vista sulla valle del Cordevole.

Ghiaione

Ghiaione

Giunti al bivio si sale per un sentierino che sta iniziamente sulla sinistra del canalone e poi si sposta fino a raggiungere la Forcella La Porta, a 2326m.

Da qui inizia una traccia sulla destra che porta alla nostra meta. La traccia è evidente e non si corre il rischio di perderla. Corre in cengia sotto il Tamer Piccolo. Una cengia comoda che si affronta tranquillamente.

Si arriva ad una forcella appena accennata che divide Tamer Piccolo dal Grande e qui c’è il passaggio su paretina che alcuni chiamano di II- . Lo si può evitare prendendo una deviazione sulla destra per sfasciumi che sembrano portare in direzione sbagliata e invece poi riportano al taglio finale che conduce in cresta. Questa ultima parte è su terreno friabile, che si affronta con attenzione ma senza pericoli. Si arriva quindi sulla placca inclinata che porta all’ometto di vetta.

Come sempre queste vette sanno regalare panorami mozzafiato, e questa non manca. Osservare le fotografie per capire 🙂

Ritorno tranquillo, soprattutto perchè ho trovato quella via per evitare la parete di 4 m. Per il resto c’è da rimarcare il bellissimo ghiaione che, fatto in discesa, da grandi soddisfazioni

Alla prossima

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