Catinaccio d’Antermoia 9-9-14

Nel mio almanacco non era presente la vetta del Catinaccio d’Antermoia.

E’ la cima più alta del gruppo del Catinaccio e supera di soli 4 m quota 3000!

Ai piedi del Catinaccio poco prima di arrivare al Rifugio Vajolet

Ai piedi del Catinaccio poco prima di arrivare al Rifugio Vajolet

Parto quindi di buon mattino, per essere a Muncion alle 8 e poter salire sul primo pulmino. Calcolo errato, il primo pulmino per Gardeccia è full e anche il secondo. Ho imparato quindi che la fermata di Muncion è solo virtuale.

Continuo a piedi per la strada asfaltata che conduce al Gardeccia. Da Muncion 1500m al Gardeccia 1945m impiego 1h 5′ circa.

Saluto velocemente Marco, il gestore del Gardeccia, e proseguo velocemente lungo il sentiero 546; sono molto in ritardo sulla tabella di marcia. Passo via il Vajolet 2240m che raggiungo in circa 40 min., e arrivo al Rif. Principe 2600m in tre quarti d’ora. Inizio questo percorso per me nuovo.

Grande e Piccola Valbona dall'inizio del sentiero ferrato del Catinaccio d'Antermoia

Grande e Piccola Valbona dall’inizio del sentiero ferrato del Catinaccio d’Antermoia

Dal Passo Principe ci si alza camminando in direzione nord; si trova un canale di salita che procede con direzione opposta verso sud.

Inizialmente tutto è abbastanza semplice, ci si aiuta appoggiando le mani. Si esce dal canale, e la vista cade sulla Valle del Vajolet.
Si scende per una scaletta e si continua su una comoda banca. Si sale ancora per un intaglio ricavato su uno sbalzo di roccia dove si comincia a gustare il panorama che poi sorprenderà in vetta.

salendo il primo tratto

salendo il primo tratto

Si inizia ora a salire percorrendo la montagna in senso orario. Le corde non sono sempre presenti perchè in alcuni tratti il percorso diventa veramente facile; nel novero delle ferrate questo sentiero di salita è quanto di più facile abbia trovato.
Si arriva a vedere una gola che si getta sul versante nord, dove affiorano dal fondo la Croda dei Cirmei e il Cogolo del Lago. Un punto dove fermarsi e con circospezione osservare questo spettacolo di panorama.
L’ultimo tratto sale con forte pendenza e qui la corda metallica è di aiuto, mentre la vista vola a strapiombo sulla valle di Ciamin e il nugolo di cime che fanno da contorno.

Cresta e croce di vetta

Cresta e croce di vetta

Si arriva così alla cresta che conduce alla croce di vetta. Ho sentito da qualche guida che il tratto di cresta di vetta sia spesso vissuto dagli escursionisti in modo più complesso che l’intero tratto ferrato, tanto da rappresentare un ostacolo insormontabile. A inizio stagione non è raro trovare la cresta innevata.

Il panorama a 360° entusiasma. Si è nella cima più alta del Catinaccio e lo sguardo si arriva all’infinito. Dopo la proverbiale foto alla croce di vetta si può proseguire scendendo il tratto lungo la parete nord est. Questa via è leggermente più lunga di quella di salita, visto che termina poco sopra i 2500 m. Alcuni brevi tratti risultano senza corde, ma dove possono servire sono ben presenti. Vi è un passaggio di traverso che fa ricordare di essere su un percorso ferrato, dove la corda diventa veramente necessaria.

Scaletta in discesa

Scaletta in discesa

Dopo aver superato con un salto un’ultima gola che presenta ai lati arditi ghiaioni, si potrebbe pensare di essere arrivati; mancano ancora 150 m su terreno in forte pendenza e in parte sdrucciolevole, ancora assistito da corde. Finalmente si raggiunge la base della ferrata. A questo punto, se non si conosce la Val d’Antermoia si suggerisce di percorrerla fino al Rifugio Antermoia 2500m e poi scendere per la Val d’Udai e raggiungere Muncion, base di partenza

 

 

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Info su Tommaso

Coniuga inizialmente la passione per la montagna con il web, proponendo attraverso il suo sito www.passeggiando.it semplici relazioni delle escursioni che realizza. Man mano che passano gli anni migliora la propria tecnica fotografica, cercando i momenti migliori della giornata: è così che frequenta la montagna quasi sempre all’alba e al tramonto, cercando i momenti pieni di Pathos e li congela nella sua macchina fotografica. Negli ultimi tempi si concentra nella fotografia notturna, spostandosi tra i monti di notte alla luce della pila frontale, alla ricerca di nuove sensazioni, nuove magie da raccontare fotograficamente. Nel 2011, come conclusione di un percorso di ricerca, pubblica il suo primo libro fotografico: “Dall’alba al tramonto nel cuore delle Pale di San Martino”. Partecipa ad alcuni concorsi fotografici con apprezzabili risultati, tra cui in Ottobre 2012 il terzo posto nel Concorso Internazionale IMS di Bressanone e il primo al Concorso Rotary e la Montagna di Trento nel 2013. Nel dicembre 2013 pubblica due volumi dedicati alle Dolomiti della provincia di Belluno, frutto della collaborazione con Federico d'Ambros e dal titolo "Il volto nascosto delle Dolomiti", è coautore della guida" Scialpinismo-freeride ciaspole nelle Pale di San Martino", edita nel dicembre 2014; nel maggio 2015 esce con "Alla ricerca del giardino di Re Laurino", libro ambientato in Catinaccio e infine a dicembre 2015 scrive e pubblica una guida ai sentieri nelle Pale di San Martino
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