Escursione alla Pala di Mesdì 2758m, nel gruppo del Catinaccio

La cima della Pala di Mesdì
  • Partenza: abitato di Muncion 1500m
  • Dislivello complessivo 1400m
  • Tempo necessario: 8 ore senza soste
  • Attrezzatura: caschetto, imbrago
  • Acqua: poca alla base delle Scalette
  • Difficoltà: EEA

Si parte

Parto dall’abitato di Muncion, in un’epoca in cui i pulmini che trasportano le persone a Gardeccia non sono più disponibili per disposizioni comunali.

Seguo la strada asfaltata fino a Gardeccia 1946m, tempo necessario circa un’ora con buon passo.

Da qui prendo il sentiero 583 delle Scalette, che tante volte ho già percorso. Questo sentiero attraverso la base dei Dirupi del Larsech da ovest a est, per circa 40 minuti senza quasi alzarsi di quota.

Un caratteristico anfratto lungo il sentiero

Si arriva quasi alla base della salita che porta al Passo delle Scalette.

Fino a qualche tempo fa c’era una comoda traccia che portava alla base della salita. Ora questa traccia ha avuto continui smottamenti nel tempo, non è più stata manutenuta ed è stato creato un percorso attrezzato alla base delle rocce, che andrebbe affrontato con adeguata attrezzatura (caschetto e imbrago). Si passa di traverso la base delle rocce, tenendosi alle corde e utilizzando anche dei ferri a U predisposti. Il tratto attrezzato ha uno sviluppo di 60-70m, quindi in 10 m si può completare il passaggio.

Inizia quindi il tratto di salita lungo i vari sfasciumi della gola. Dopo un primissimo tratto in salita, si scende di pochi metri per riprendere la salita seguendo la traccia che tende a sinistra. Spesso in questo tratto a fine primavera si trovano tratti di neve. Si prosegue, si sale qualche tratto comodo di I° grado e a quota circa 2300m si trova un successivo tratto attrezzato, che inizia con alcuni gradini e poi piega in modo trasversale a destra.

L’ultimo tratto attrezzato delle Scalette

Arrivo al Passo delle Scalette

Dopo un centinaio di metri di dislivello su pendio consistente si scollina al Passo delle Scalette a 2348m. Qui si apre la bellissima Busa di Larsech, pianoro verdeggiante che si adagia tra i Dirupi di Larsech e i lunghi crinali della Cima Scalieret e Larsech.

Riprendo la marcia in direzione ovest, ai piedi dei ghiaioni dei Dirupi e verso il P.so delle Pope guardandomi in giro e ascoltando se sento qualche verso di marmotta e su questo tratto in piano rilasso un po’ i muscoli.

La Busa di Larsech

Dopo un primo tratto in salita si trova una nuova radura costellata di blocchi di roccia e qualche chiazza verdeggiante, dove si notano dei vecchi pali di legno. Al limitare superiore del pianoro parte evidente una traccia che sale in direzione sud-est verso la Pala.

Parto per la vetta

La traccia si inerpica con buon pendio, e si è subito a lato di una ampia parete. Si rimane piuttosto vicini a questa parete, circa a metà insiste un canalone franoso, probabilmente diventa lo scolo delle acque durante le piogge, che taglia la traccia e rende infido il prosieguo.

Verso la Cima della Pala

Si tiene la destra sotto le rocce, si sale un salto di roccia e si continua liberamente su terreno friabile e instabile. Dopo poco si arriva al termine di questa muraglia di roccia, laddove vi è il bivio con il sentiero del Bepo de Medil, che arriva da Gardeccia.

Si continua per chiara traccia tenendo la destra di un grande masso, lo si aggira così e si rientra verso sinistra, laddove vi è la linea di congiunzione di due grandi canaloni, e una piccola cresta che li unisce. Il terreno è friabile e infido, con attenzione si scende alla crestina di congiungimento dei due canali. Qui si presenta un salto di roccia di un paio di metri, ben appigliato. Lo si supera in salita piegando leggermente a destra, mentre dopo la traccia sempre su terreno friabile piega inaspettatamente a sinistra su dei salti in salita, qualche flebile segno rosso e sopra un ometto di pietra segnano il percorso. A questo punto la traccia piega a destra, su un punto in leggera esposizione, ma arrivati fin qui non desterà preoccupazione e quindi si inerpica direttamente verso la cima. Si passa sulla destra di un’altro enorme masso che contraddistingue il percorso, poi si arriva su un’anticima, appoggiata sulla sinistra a un muretto di roccia. Ora si vede la cima con la caratteristica croce di legno.

Da destra, la Pala di Mesdì e il Grande Cront, con la traccia di salita alla Pala
Da destra, la Pala di Mesdì con il tracciato di salita e il Grande Cront

Si segue la stretta traccia lasciando a sinistra il muretto di roccia, si superano altri massi posti a protezione di chi vorrà rimanere in quota e si arriva alla superba cima. Da qui si può godere di un impareggiabile panorama, fatto di guglie e vertiginosi precipizi.

La croce di vetta è ancora realizzata con i vecchi legni del 1930, portati quassù da Don Tita Soraruf, in onore dei caduti di tutte le guerre.

Don Tita Soraruf

Essere in vetta

In vetta alla Pala di mesdì

Dopo essermi goduto il panorama rientro per il medesimo percorso. Alla base del sentiero, in corrispondenza del pianoro circa a 2500m, seguo la traccia che porta al Passo delle Pope 2720m.

Da qui prendo il sentiero Don Guido e scendo verso il Rifugio Vajolet.

Dal Passo delle Pope, veduta sulla Valle del Vajolet

Il Don Guido è un sentiero non ufficiale CAI, ma abbastanza frequentato, visto che consente di realizzare un bel giro ad anello tra Rifugio Vajolet e Cima Scalieret.

E’ un sentiero con forte pendio, su tratti di roccia, direi adeguato per escursionisti esperti. Scende a zig zag per poi piegare verso sud sui 2350m, un ultimo tratto di canalino su roccia infido e quindi guadando il torrente si perviene al Rifugio Vajolet 2245m.

A questo punto per comodo sentiero 546 si perviene a Gardeccia e qui completo l’ultima ora in discesa verso Muncion.

Commenti? Osservate le immagini, parlano da sole 😊

Alla prossima!!

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Informazioni su Tommaso

Coniuga inizialmente la passione per la montagna con il web, proponendo attraverso il suo sito www.passeggiando.it semplici relazioni delle escursioni che realizza. Man mano che passano gli anni migliora la propria tecnica fotografica, cercando i momenti migliori della giornata: è così che frequenta la montagna quasi sempre all’alba e al tramonto, cercando i momenti pieni di Pathos e li congela nella sua macchina fotografica. Negli ultimi tempi si concentra nella fotografia notturna, spostandosi tra i monti di notte alla luce della pila frontale, alla ricerca di nuove sensazioni, nuove magie da raccontare fotograficamente. Nel 2011, come conclusione di un percorso di ricerca, pubblica il suo primo libro fotografico: “Dall’alba al tramonto nel cuore delle Pale di San Martino”. Partecipa ad alcuni concorsi fotografici con apprezzabili risultati, tra cui in Ottobre 2012 il terzo posto nel Concorso Internazionale IMS di Bressanone e il primo posto ai seguenti concorsi: al Concorso Rotary e la Montagna di Trento nel 2013, nel 2017 al Concorso "Coppa delle Dolomiti" di Trento e nel concorso fotografico nazionale della Pro Loco di Vigo di Fassa “Ambiente di Montagna nel 2019. Nel dicembre 2013 pubblica due volumi dedicati alle Dolomiti della provincia di Belluno, frutto della collaborazione con Federico d'Ambros e dal titolo "Il volto nascosto delle Dolomiti", è coautore della guida" Scialpinismo-freeride ciaspole nelle Pale di San Martino", edita nel dicembre 2014; nel maggio 2015 esce con "Alla ricerca del giardino di Re Laurino", libro ambientato in Catinaccio e infine a dicembre 2015 scrive e pubblica una guida ai sentieri nelle Pale di San Martino.
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